Percorso SpeleoTuristico (durata 5 ore circa)
Questa visita copre tutto il ramo principale della Grotta Nuova, dall'ingresso storico fino alla "Sala del Trivio" ed alla parte terminale della cavità, passando anche per il percorso turistico. E' un'escursione unica nel suo genere perchè permette al semplice turista di vivere le emozioni degli speleologi, di assaporare ciò che si prova esplorando l'oscurità di una grotta, svelandone i misteri e osservando tutto ciò che la natura ha creato con pazienza in questi ambienti affascinanti.
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Vestiti come dei veri speleologi entriamo dall'ingresso turistico della grotta, sul percorso illuminato di cui abbiamo parlato nella descrizione della visita da 1 ora. Presso il "Gran Portone" abbandoniamo il percorso turistico e scendiamo lungo il torrente interno, oltrepassando la "Torre di Pisa". Dopo una curva, ecco il "Grande Altare", una bellissima colata calcitica che scende come un immenso drappeggio, alto e largo 15 metri circa.
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Lì accanto, incombe il "Grande Masso", un blocco calcareo simile ad un grosso dado, alto 10 metri. E' muto testimone della paziente ma inarrestabile opera dell'acqua, che pian piano ha fatto sì che si staccasse dal banco calcarenitico e, chissà con quale terribile rumore, cadesse a terra restando però in bilico, appoggiato ad una parete ma con lo spigolo inferiore nel vuoto. Sembra voglia ammonirci, farci capire che siamo fortunati ospiti in un mondo misterioso e a volte incomprensibile, figlio della natura che crea e distrugge, cui basterebbe un piccolo gesto per cancellare queste microscopiche creature.
Noi sappiamo però che qui difficilmente la natura tradisce. Siamo nel cuore della Terra, dove il tempo si dilata e ci si sente addirittura protetti dalla roccia che ci circonda, come se i mali del mondo non potessero penetrare fin qui.
Neppure i terremoti che hanno scosso il nostro pianeta durante milioni di anni sono riusciti ad intaccare queste solidissime strutture ipogee. E allora proseguiamo, seguendo sempre il percorso del torrente interno.
In alcune zone l'acqua gorgoglia in modo tale da far sembrare che lì vicino ci siano persone che stanno parlando.
Altrove la voce dell'acqua risuona nelle ampie gallerie e dà l'impressione di essere vicini ad una grande cascata. In qualche tratto il ramo principale diventa un "canyon", alto 8-10 metri e largo poco più di un metro, con le pareti in Flysch marnoso - arenaceo dove gli strati sono stati bizzarramente erosi a "gradini". In un punto, dove l'azione erosiva del torrente si è fermata al banco calcarenitico senza poter penetrare nel Flysch, la galleria si abbassa bruscamente costringendoci a passare chinati in avanti. |
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Poi passiamo in un affascinante meandro a forma di buco di serratura. Sentiamo più forte sul viso la corrente d'aria che transita veloce attraverso ogni punto della grotta.
Sappiamo che l'aria penetra dagli innumerevoli sbocchi verso l'esterno, anche molto piccoli, che ha ogni grotta; quindi viene rinnovata continuamente.
Dopo aver superato il meandro, scopriamo esterrefatti uno degli angoli più belli della Grotta Nuova: come un'ostrica piena di scintillanti perle, cosi ci appare la "Cripta Indiana".
Le concrezioni sono così tante e cosi vicine l'una all'altra da rendere difficile l'accesso a questa saletta. Con i suoi "totem", le sue candide stalattiti e le splendide velette che pendono dal soffitto e dalle pareti, è un vero miracolo tra le mille creazioni dell'acqua. |  |
Non si è ancora dissolta l'immagine di tante meraviglie dai nostri occhi che, dopo un breve tratto di "Canyon", raggiungiamo la grande e splendida Sala Regina Margherita.
Il rumore dell'acqua si attenua, crea soffici echi nella vastità del salone; sembra che il torrente sia lontano, ma è lì dietro di noi, anche se nella sala l'acqua si perde sotto i sassi per riapparire un po' più a valle.
La parte bassa della sala è quasi priva di concrezioni, a parte una grossa stalagmite solitaria che funge da punto di riferimento per la sosta. Ma alzando gli occhi verso il soffitto già si nota un vero e proprio ricamo di bianchi spaghetti...
Quando la mostra attenzione viene calamitata dalla parte alta della "Sala Regina Margherita", al nostro sguardo si presentano vere e proprie meraviglie, tante da non poterle contare.
Decine e decine di alte stalagmiti si ergono nella parte più a monte della sala come silenziosi spettatori in un teatro. II soffitto è un mosaico incredibile di stalattiti cresciute lungo sottili fratture del banco calcarenitico, dove l'acqua riesce a penetrare con più facilità.
Un intreccio di bianchi spaghetti, come capelli d'angelo; una ragnatela di concrezioni che si incrociano in ogni direzione. |  |
Camminiamo pieni di stupore in mezzo a questi gioielli della natura, cercando di comprendere l'importanza di questi luoghi, la loro bellezza unica. Un angolo di paradiso in terra che nasce e si evolve nel buio più totale; una vita lunga milioni di anni, un tempo che l'uomo difficilmente può concepire.
Qui anche il buio è emozione.
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Basta sedersi e spegnere la fiamma che illumina il nostro percorso; dopo un po' si ha l'impressione di galleggiare nel vuoto, dove non esiste più il tempo né lo spazio.
Nonostante questo buio assoluto, possiamo percepire la forte presenza della grotta attorno a noi, un'entità che vive; l'aria fresca e pura è il suo respiro, l'acqua che scorre nei tortuosi cunicoli è come sangue che scorre nelle vene della terra. |  |
In fondo alla sala, nella direzione opposta alla galleria da cui siamo giunti, si intravede la prosecuzione, simile ad un buco nero in una galassia piena di stelle.
Oltre la "Sala Regina Margherita" il ramo principale cambia di nuovo aspetto: lungo il percorso che porta alla "Sala del Trivio", durante le piene l'acqua scorre con violenza ripulendo il Flysch da ogni traccia di argilla e rendendo il pavimento levigato.
Specchi d'acqua limpida, piccoli saltini scalinati e una tortuosa galleria conducono all'ampia "Sala del Trivio", dove il torrente interno che percorre il ramo principale incontra le acque provenienti dal "Ramo delle Cascate".
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Tutta l'acqua confluisce poi nel "Ramo dei Sifoni", il ramo terminale della grotta, quello situato più in profondità. Al suo interno possiamo notare come l'acqua, durante le piene, depositi molta argilla sulle pareti della galleria e in alcuni punti anche sul soffitto. Quando il livello del torrente scende, dove il soffitto della grotta è inclinato l'acqua scivola portandosi via una parte dell'argilla e creando un incredibile effetto chiamato "pelle di leopardo". Ancor più avanti troviamo le "sculture naturali", grandi lame di roccia plasmate dall'acqua. Una di esse, che pende dal soffitto, sembra il timone sommerso di una nave. Un'altra, poco più avanti, sale dal pavimento come un'opera d'arte moderna.
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Proseguendo la galleria si restringe sempre di più, fino ad arrivare al primo sifone, dove l'acqua scorre calma in un cunicolo di forma triangolare. Se le condizioni lo permettono si può superare il primo sifone senza bagnarsi troppo, percorrere un altro tratto di galleria molto alta ma piuttosto stretta e vedere l'acqua che scompare in mezzo ai sassi per riapparire, dopo chissà quale sconosciuto percorso, in una sorgente di Vedronza, altro paese dell'Alta Val Torre situato molto più a valle rispetto a Villanova.
Tornati nella "Sala del Trivio" imbocchiamo la via che conduce al "Ramo delle Cascate", dove gli specchi d'acqua, più profondi, assumono un colore verdastro pur conservando un'estrema limpidezza. Qui si risale una galleria che sembra quasi non faccia parte della Grotta Nuova, tant'è diversa. Forse è veramente un'altra grotta, che si è "incontrata" solo per caso con la "sorella maggiore". Qui sono molti i misteri non ancora svelati, e svariate le possibilità di scoprire nuove gallerie. Questo tratto di grotta, inoltre, fa parte del più recente prolungamento del percorso speleoturistico, reso accessibile da pochissimo ai visitatori.
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A malincuore lasciamo questi affascinanti luoghi, per risalire tutta la parte di grotta finora percorsa. Quando facciamo ritorno sul percorso turistico, invece di uscire all'aperto ci dirigiamo verso il bivio con il "Ramo del Paradiso", dove imbocchiamo la galleria che, di nuovo priva di luci artificiali, ci porta verso l'ingresso storico.
Camminiamo su un sentiero in parte naturale, in parte adattato dagli scopritori della Grotta Nuova. Lungo il percorso incontriamo gli imbocchi di alcuni rami laterali. Il "Ramo del Masso", dove gli speleologi sono costretti a strisciare in salita, distesi in uno spazio angusto. Il "Ramo del Makita", il più stretto di tutta la grotta. I passaggi più ardui di questo ramo hanno una larghezza media di circa 20 centimetri e per questo motivo qui entrano solo gli speleologi esperti e...magri!
Salendo la luce del nostro casco, che ci rischiara il cammino, ci permette di scorgere qua e là impressionanti piegamenti delle rocce, nicchie concrezionate, e in diversi punti, sul soffitto, i "canali di volta" (gli stretti e tortuosi cunicoli da cui ha avuto origine la grotta). L'acqua si è infiltrata dall'esterno attraverso strette fessure ed ha formato questi angusti meandri, per poi abbandonarli quando ha incontrato il più erodibile banco di Flysch marnoso - arenaceo, nel quale ha scavato gallerie molto più ampie. La grotta è silenziosa, in questa zona l'acqua del torrente interno scompare spesso, seguendo vie ancora ignote.
Se facciamo attenzione possiamo vedere, ad un certo punto della nostra risalita, "l'Orecchio del Maiale", una bizzarra concrezione che pende da un angolo del soffitto.
Le dimensioni della galleria variano continuamente; in alcuni punti camminiamo all'interno dei canali di volta, in altri punti le pareti della grotta si allargano di colpo, la galleria diventa ampia e alta e sembra di trovarsi su un altro pianeta.
Ed è così, in un certo senso, perchè le grotte sono un mondo a parte, racchiuso all'interno di un altro mondo.
Ma le complessità e le sorprese della Grotta Nuova non sono finite. Un piccolo muro in mattoni ed una porta in legno ci dicono che siamo giunti accanto alla "Sala del Duomo", dove una volta si celebrava la Messa nella notte di Natale; da molti anni ormai questa sala è stata chiusa e al suo interno sono stati installati strumenti (clinometri, estensimetri, accelerometri ecc.) per lo studio e il rilevamento di movimenti sismici.
Più a monte troviamo l'accesso al "Ramo della Vigna", lungo circa 1,5 km e molto simile ad un labirinto. Poi ancora il bivio con il "Ramo dei Salami", dalle caratteristiche stalattiti, che si congiunge con la "Galleria Battisti", il primo luogo attrezzato per le visite turistiche, già nel lontano 1926.
In questa parte di grotta non si può fare a meno di pensare al lavoro immane ed ai grandi sacrifici fatti dagli scopritori della Grotta Nuova. Muretti a secco fatti con le pietre rimosse per agevolare il passaggio, gradini improvvisati con lastre di arenaria, meandri ampliati e percorsi resi accessibili nel rispetto della grotta. Tutto ciò per consentire agli occhi dei visitatori di poter ammirare ciò che loro avevano scoperto, quegli spazi sotterranei, animati di vita propria, in cui questi uomini hanno creduto così tanto, e che hanno amato così tanto.
E con questi pensieri giungiamo alla "Sala del Pozzo" dove, alzando lo sguardo, osserviamo il punto da dove sono scesi gli scopritori della grotta, un "camino" di circa 25 metri d'altezza che sembra un imbuto rovesciato. Una targa ricorda quest'impresa e i nomi di colori che per primi si calarono in grotta.
Infine usciamo dall'ingresso storico, aperto dai primi esploratori a costo di dure fatiche e tanta passione. All'esterno ci accolgono le linde casette di Villanova e, poco oltre, lo splendido panorama che si gode dalla Piazza della Chiesa.
Nel cuore e negli occhi abbiamo ancora miriadi di immagini del mondo che abbiamo appena lasciato, che ora si fondono con il verde dei boschi e con l'azzurro del cielo che sovrasta le montagne.
Ci sarebbe ancora tanto da dire, da scoprire in queste grotte, e non è detto che ciò non possa avvenire, in un futuro prossimo o più lontano.
Se riusciamo a superare i nostri timori, le paure che spesso proviamo di fronte ai misteri del sottosuolo, potremo divenire partecipi di una realtà meravigliosa che ci viene offerta cosi, spontaneamente, da madre natura.
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