Il Comune di Lusevera



ASPETTI GEOMORFOLOGICI E CLIMATICI
CONDIZIONI GEOMORFOLOGICHE
CONDIZIONI CLIMATICHE
ABBASSAMENTO DEI LIMITI ALTIMETRICI
BIBLIOGRAFIA


Autore : Ottorino Burelli

ASPETTI GEOMORFOLOGICI E CLIMATICI

II Comune di Lusevera è parte delle Prealpi Giulie, la regione montuosa che, situata tra il Tagliamento e l'Isonzo, è così chiamata dall'antico nome dell'odierna Cividale (Forum Julii).
Le Prealpi Giulie sono delimitate a Sud dalla pianura, mentre il solco del torrente Resia le separa - a settentrione - dalle Alpi.
Il Marinelli distingue le Prealpi Giulie in due parti: le Prealpi Giulie occidentali, o del Torre, e le Prealpi Giulie orientali, o dello Judrio.
L'area che ci interessa è quella relativa alle prime, più precisamente essa riguarda I'Alta Valle del Torre.
II fiume Torre nasce ai piedi della catena dei Musi, nei pressi di Tanataviele, a quota 529 metri sul mare.
Nel primo tratto esso scorre entro un alveo piuttosto ristretto che in numerosi punti è vera e propria forra.
Dopo un percorso di circa 12 chilometri, da Tarcento in poi il letto del fiume va allargandosi e, una volta giunto a valle dell'abitato di Savorgnano, ove uno sbarramento alimenta una rete di canali, si distende tra materiale altamente permeabile, che causa notevoli dispersioni rendendo temporaneo il regime e assai variabile la larghezza (dai 300 ai 500 metri).
Alla destra idrografica affluiscono prima la Vedronza, quindi il Rio Zimor, a sinistra affluiscono invece il torrente Mea, il Cornappo ed il Malina; quindi, più a valle, il Torre stesso confluisce nel Natisone per una lunghezza totale di circa 47 chilometri.

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CONDIZIONI GEOMORFOLOGICHE

Per quanto riguarda la tettonica dell'alto bacino del Torre, cioè quelle forme derivanti dall'azione di fattori endogeni e che tuttavia influiscono sui processi erosivi, si possono distinguere schematicamenle due diverse strutture: a sud gli ellissoidi cretacei (M. Campeon, M. Bernadia, M. Lubia-Mia), le anticlinali allineate da est ad ovest, interessate da numerose linee di frattura, a nord le pieghe-faglia.
La più meridionale, la "piega-faglia periadriatica", ha originato i rilievi triassici del Cjampon e del Gran Monte, la più settentrionale ha invece determinato l'affioramento della monoclinale dei Musi.
Interessante la formazione sull'ellissoide del Bernadia di fenomeni carsici sia epigei, di superficie, che ipogei, cioè sotterranei.
Estese, infatti, le cavità, le gallerie, i pozzi che I'infiltrazione nel calcare dell'acqua meteorica ha provocato, favorendo un'intensa circolazione idrica sotterranea.
I fenomeni carsici, dovuti alla dissoluzione delle rocce carbonatiche operata dalI'acqua meteorica hanno determinato la formazione delle grotte di Vedronza e di Villanova.
Queste furono palestra della speleologia friulana, scientifica avanguardia nazionale nello studio del "mondo sotterraneo".
La catena dei Musi appare come una vera muraglia, raggiungendo i 1869 metri sul mare e superando in media di 200 metri l'altezza del Gran Monte e del Cjampon (1709 m).
Entrambi questi ultimi presentano versanti dalle caratteristiche diverse: a sud assai ripidi e uniformi, a nord meno irti ma irregolari.
II Cjampon, il Gran Monte e i Musi presentano alla sommità rocce prevalentemente calcaree, mentre alla base affiorano dolomie massicce notevolmente fratturate.
Particolarmente diffusi e complessi i fenomeni franosi, instauratisi sui versanti meridionali del Cuel di Lanis ( 1129 m) e del Sorochiplas ( 1060 m) soprattutto in seguito al terremoto del 1976.
In genere i versanti si rivelano piuttosto dinamici, soprattutto nel caso di substrato flyschoide.
La notevole piovosità e I'erosione al piede ad opera dei corsi d'acqua sono anch'esse cause di instabilità, soprattutto relativamente ai singoli affluenti dell'alto Torre, i quali presentano acclività notevoli.
In particolare, fenomeni erosivi di una certa pericolosità sono registrati in tre piccoli affluenti di destra a monte di Pradielis.
Il Vedronza, anch'esso affluente di destra, riceve a sua volta un notevole apporto di materiali da parte dei suoi affluenti, che erodono i detriti del versante sinistro.
Il torrente Malischiac, affluente di sinistra, è quello che presenta il trasporto solido più ingente, in quanto alimentato dal flysch, assai diffuso nel bacino.
L'intensa tettonizzazione provoca a sua volta una elevata erodibilità.
Anche il torrente Mea è in fase erosiva, dalla frana Olouie alla confluenza col Torre, mentre più a monte fino al passo di Tanamea il suo corso è stabilizzato.
Gli affluenti che scendono dai Musi in questo tratto, infatti, diminuiscono la loro attività una volta giunti a valle, mentre quelli del tratto precedente registrano una intensa attività erosiva e influenzano il corso dello stesso Mea.
Tra i monti che con le loro creste delimitano il territorio del Comune di Lusevera vanno segnalati, a partire dal più settentrionale, il Cadin (1795 m), procedendo verso oriente, il Musi (1869 m), lo Zavaior (1815 m), lo Starmaz (1330 m), il Gran Monte con il Testa Grande (1556 m), il Brinizza (1636 m) e la Punta di Montemaggiore (1613 m); a ovest il Cuel di Lanis (1629 m) e lo Zacozarciza (1291 m).

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CONDIZIONI CLIMATICHE

La caratteristica principale di questa zona è l'estrema piovosità, la quale raggiunge sui Musi e nella valle del Torrente Uccea i valori più elevati di tutto il Friuli.
Le precipitazioni medie annue registrate nella stazione di Musi e in quella di Uccea superano, infatti, addirittura i 3000 mm.
Nel resto della zona esse non sono mai inferiori all'isoieta relativa ai 2000 mm: quantità particolarmente elevate, specialmente se confrontate con la media nazionale, pari a 970 mm all'anno.
Le Prealpi Resiane, così è definita dal Gentilli questa zona climatica, registrano in autunno la quantità più elevata di precipitazioni, raggiungendo in media i 1000 mm.
La piovosità minima, ma comunque sempre superiore a quella del resto del Friuli, si registra in inverno, quando rimane al di sotto dei 600 mm.
Bisogna ricordare che nella medesima stagione le precipitazioni medie delle Prealpi Tramontine superano appena i 400 mm.
Anche in primavera, soprattutto nel mese di maggio, si tocca una notevole piovosità, la quale diminuisce verso l'estate per aumentare nuovamente verso il massimo autunnale.
Per passare all'analisi delle temperature, i mesi più freddi risultano essere gennaio e febbraio, con una media massima rispettivamente di 5,5°C e 6,3°C, ed una media minima di -3,4°C e -3,C°C.
I mesi più caldi, invece, sono luglio, la cui media massima è 25,5°C e la minima 13,5°C, e agosto con rispettivamente 24,8°C e 12,8°C. Per quanto riguarda, in particolare, il Comune di Lusevera, l'unica stazione che fornisce dati relativi oltre che alle precipitazioni anche alle temperature, è quella di Vedronza (320 m slm).
Essa registra delle temperature notevolmente basse, specialmente se messe a confronto con quelle registrate da stazioni poste ad una quota più elevata.
Oseacco (490 m slm), per esempio, è meno freddo ed ha un'escursione termica diurna inferiore (a Vedronza la media delle minime diurne raggiunge in gennaio -5,91°C, a Oseacco -4,7A°C, quella delle massime i 4,06°C contro i 3,13°C di Oseacco).
Le precipitazioni medie mensili di Vedronza rivelano due picchi massimi, in maggio (274 mm) e in novembre (276 mm), ed un minimo in agosto (186 mm).

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ABBASSAMENTO DEI LIMITI ALTIMETRICI

È la configurazione montuosa della nostra regione a causare la notevole piovosità e nebulosità (ben più di 5/10 di cielo coperto in media all'anno) che vi si registra.
I venti sciroccali carichi di umidità che provengono dal Mare Adriatico, dopo aver superato un breve tratto di pianura, incontrano subito le catene alpine e prealpine.
Mancando una fascia collinare, lo stacco con la pianura è assai netto, per cui i venti sono costretti a risalire la barriera montana; diminuendo così la temperatura, il vapore acqueo si condensa e vengono scaricate abbondanti precipitazioni.
Le particolari condizioni climatiche appena osservate, sono responsabili di un fenomeno diffuso in tutta la regione ma qui più intenso che altrove: l'abbassamento dei limiti altimetrici, sia vegetativi che fisici.
Infatti, a causa dello scarso riscaldamento solare e delle forti piogge, le piante che hanno maggiore bisogno di luce e calore si arrestano ad altitudini molto basse.
Le stesse nevi persistenti, inoltre, scendono a quote inferiori rispetto al resto delle Alpi.
Una situazione di questo genere non può che influire negativamente sulla qualità e la quantità dei prodotti dell'agricoltura.
Una pianta come la vite, per esempio, che in Piemonte raggiunge anche i 900 metri di altitudine, nella nostra regione si ferma nel migliore dei casi a 500-600 metri.
Se a ciò si aggiungono la particolare acclività dei pendii, che li rende poco agevoli e difficilmente coltivabili, l'opera dell'uomo che, più per necessità che per imprudenza, col taglio indiscriminato dei boschi ne ha causato la degradazione e ha accelerato l'effetto dilavante delle piogge, la limitata produttività del suolo, costituito da rocce calcaree, si comprende quanto, caratteristiche così sfavorevoli, abbiano potuto determinare la situazione di particolare "depressione" che condiziona in generale la Carnia e che il Gortani sintetizzò con queste brevi ma efficaci parole: "sole che non scalda, terra che non produce».

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BIBLIOGRAFIA

G. Dainelli, Le Alpi, UTET, Torino, 1963, 663 pp.
E. Feruglio, l limiti altimetrici della vite in Friuli, in "Bollettino dell'Associazione Agraria Friulana", Udine, 1923.
E. Feruglio, Le Prealpi tra l'Isonzo e l'Arzino, in "Bollettino dell'Associazione Agraria Friulana", anni 1924-1925, Stabilimento tipografico friulano, Udine, 1925, 298 pp.
J. Gentilli, Il Friuli. I climi, Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, Udine, 1964, 591 pp.
M. Gortani, La montagna friulana zona depressa, Comunità Carnica-Tolmezzo, Tolmezzo. 1961, lo pp.
R. Jacuzzi - F. Vaia. Studio Geomorfologico dell'Alto Bacino del Torre (Friuli), Edizioni Grillo, Udine. 1977, 44 pp.
R. Jacuzzi - F. Vaia. Carte tematiche del territorio della Comunità Montana delle Valli del Torre. Note illustrative, Arti Grafiche Friulane, Udine, 1981. 18 pp.
B. Martinis (a cura di), Studio geologico dell'area maggiormente colpita dal terremoto del Friuli nel 1976, in «Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafiao, Volume 83, Numero 2, Milano, 1977. 393 pp.
F. Mosetti, Sintesi sul'idrologia del Friuli-Venezia Giulia, Quaderni ETP, Rivista di Limnologia, n. 6, Pellegrini, Udine, 295 pp.

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