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Villanova delle grotte è un piccolo paese appartenente al comune di Lusevera (Tarcento, provincia di Udine)
situato lungo il versante settentrionale dei monti Bernadia, la serie di rilievi che si sviluppa alle spalle
di Tarcento, compresa fra i torrenti Torre e Cornappo e delimitata verso nord dalle propaggini della catena
del Gran Monte-Cuel di Lanis. L'area così definita presenta un'altezza massima di m. 879 slm con la cima Ledina, ma altre cime raggiungono e superano gli 800 metri. In questa zona, appartenente orograficamente alle Prealpi Giulie occidentali, la composizione delle rocce affioranti e la loro disposizione (tettonica) non sono omogenee, ma variano da sud a nord in funzione di due strutture tettoniche principali: la linea degli elissoidi e la linea Periadriatica, entrambe con caratteristiche di sovrascorrimento e che suddividono la parte montuosa del territorio in tre zone definite da caratteri tettonici, litologici e morfologici diversi. A nord della linea Periadriatica, che scorre alla base della catena monte Cuarnan-Gran Monte, prevale uno stile tettonico embricato con falde rocciose sovrascorse le une sulle altre e disposte prevalentemente in un'unica direzione. I rilievi sono costituiti essenzialmente da calcari dolomitici e dolomie. A sud della linea degli elissoidi, ubicata alla base dei monti Chiampon-Bernadia, i modesti rilievi sono costituiti in prevalenza da rocce terrigene (Flysch) con intercalati banchi di limitato spessore di calcareniti. La disposizione degli strati rocciosi è estremamente variabile a causa della notevole plasticità di queste rocce. La fascia intermedia è invece costituita da rocce disposte a guisa di una grande cupola (piega anticlinale-elissoide). Questi rilievi, costituiti oltre che dai monti Bernadia anche dai monti Stella e Plaiul (separati dalla massa centrale dall'erosione dei torrenti Torre e Cornappo) risultano pertanto formati al nucleo da rocce più antiche (periodo giurassico e cretaceo; 150-60 M.a.) a composizione calcarea, con un rivestimento superficiale di età più recente formato da alternanze di rocce terrigene (marne ed arenarie) con intercalati potenti banchi calcarei (epoca eocene-paleocene; 60-30 M.a.). La struttura di questa piega, con asse orientato quasi parallelamente alle direttrici prealpine presenti più a nord, è nettamente asimmetrica e con il fianco sud rovesciato e sovrascorso. Il versante settentrionale, che è l'area nella quale si sono formate le cavità più estese, si presenta ben sviluppato, con morfologia dolce e con pendenza regolare. È costituito da calcari cretacici ai quali si sovrappongono le rocce del Flysch. La disposizione è uniforme con pendenze variabili tra i 15° e i 30° verso nord. La composizione litologica del versante e la sua struttura monoclinalica sono, come vedremo, i principali fattori che hanno condizionato l'origine e lo sviluppo delle maggiori cavità di quest'area. Il versante sud dei monti Bernadia risulta invece più breve ed inclinato; i calcari di età cretacica raggiungono qui pendenze superiori ai 60° che si accentuano ulteriormente negli strati eocenici flyschoidi spesso raddrizzati e rovesciati. La variabilità della giacitura degli strati e della composizione delle rocce che li formano, determinano morfologie di versante assai diverse da zona a zona. Dove ad esempio le rocce calcaree sono incise dall'erosione fluviale, si formano ripidi versantì (media Val Torre e Cornappo) mentre alla sommità dei rilievi danno origine ad estesi altipiani modellati dall'azione carsica. Le rocce del Flysch invece, dove affiorano con una maggior componente argillosa sviluppano versanti che degradano dolcemente, mentre dove la componente calcarea è prevalente possono dare origine a brusche rotture di pendenza con la formazione di terrazzi la cui altezza è in relazione alla potenza degli strati rocciosi. |
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Abbiamo visto come gran parte delle rocce che formano i monti Bernadia siano costituite da termini calcarei. Queste rocce assieme a poche altre sono solubili al contatto con acque acidule e danno origine in seguito all'instaurarsi di fenomeni dissolutivi e a particolari morfologie dette carsiche (dal Carso dove sono particolarmente diffuse). Il fenomeno avviene poiché le acque meteoriche si arricchiscono, nel passaggio nell'atmosfera e nei suoli organici, di anidride carbonica e divengono debolmente acide. Queste acque trasformano il carbonato di calcio, contenuto nelle rocce, in bicarbonato che essendo solubile è asportabile dall'acqua. L'attacco delle acque acidule si manifesta principalmente nell'allargamento progressivo delle discontinuità della roccia (giunti di strato, fessure) dapprima in superficie, quindi sempre più in profondità nella massa carbonatica fino a raggiungere rocce non carsificabili (livello di base) dove il fenomeno arresta la sua azione verticale. Il processo dissolutivo si traduce in particolarità morfologiche superficiali (epigee) e sotterranee (ipogee). Tra le morfologie carsiche epigee più frequenti nella zone si possono ricordare i campi solcati (o campi carreggiati), corrispondenti a superfici rocciose inclinate sulle quali le acque, ruscellando, esplicano la loro azione dissolutrice producendo una serie dì solchi più o meno paralleli di varie dimensioni e profondità; le scanellature, piccole incisioni lineari separate da esili creste; i fori di dissoluzione, fori cilindrici o ellittici delle più svariate dimensioni che si formano lungo fratture verticali; le vaschette di corrosione, piccole cavità generalmente a fondo piatto, liscio o irregolare, a pareti verticali o rientranti scavate per dissoluzione in rocce compatte. Ma la più tipica morfologia carsica, che spesso è indice della presenza di una cavità sotterranea, è la dolina: una depressione conica o imbutiforme a pianta più o meno simmetrica che può raggiungere diverse decine di metri di diametro, la cui origine è dovuta sia all'azione dissolutrice delle acque lungo faglie o fratture sia al collasso di una cavità sotterranea. Ma l'azione più suggestiva delle acque si manifesta in profondità entro la massa carbonatica con la formazione delle grotte: le acque acidule penetrando attraverso le discontinuità delle rocce le allarga lentamente attraverso l'azione dissolutiva; man mano che procede l'allargamento delle fessure viene richiamata una sempre maggior quantità d'acqua, in modo tale che l'aggressione chimica si concentra in una unica direzione. Al progressivo aumento del flusso idrico corrisponde un aumento del fenomeno dissolutivo coadiuvato a questo punto da quello erosivo, esplicato sia dal potere erosivo dell'acqua corrente, sia dall'abrasione prodotta dai materiali trasportati, in modo tale che una grotta può evolversi anche in rocce non carsificabili. Si vengono così a formare nei millenni le forme carsiche ipogee che possono essere in rapporto diretto con quelle epigee (doline), quando non ne costituiscono addirittura la continuazione all'interno della massa rocciosa (inghiottitoi). L'ampliamento delle gallerie non è dovuto solamente a fenomeni corrosivi ed erosivi ma anche, oltre una certa dimensione, a fenomeni di crollo che ne provocano l'estensione verso l'alto, originando così una comunicazione con l'esterno o, nel caso di ampie sale in corrispondenza della superficie, a collasso della volta con la formazione di doline di crollo. Ma nelle grotte non avvengono esclusivamente fenomeni di disfacimento ma anche di deposito: infatti le acque ricche di bicarbonato di calcio sottratto alle rocce dissolte, giunte a contatto con l'ambiente ipogeo, in seguito alla variazione della temperatura e della pressione, liberano l'anidride carbonica. In tal modo la soluzione diventa sovrassatura di carbonato di calcio che precipita formando, in condizioni favorevoli, fantastiche colonne e drappeggi che sono le più ammirate e spettacolari fra le morfologie di una grotta. Si formano così le stalattiti e le stalagmiti, tra le forme più comuni. Le prime originate ed accresciute dai depositi di evaporazione delle gocce d'acqua formatesi sulla volta della grotta e che un canalicolo interno conduce continuamente all'estremità della protuberanza in formazione; le seconde dipendenti sempre dai depositi di evaporazione, ma delle gocce cadute sul fondo della cavità e pertanto più massicce e prive del canalino interno. Fra le altre forme di deposito chimico presenti nelle grotte si possono ricordare gli "spaghetti", esili concrezioni tubolari del diametro di circa un centimetro; le "eccentriche", concrezioni delle più svariate forme il cui accrescimento avviene sfidando la legge di gravità; le "colate", che ricoprono intere pareti e le "pisoliti" o "perle di grotta" derivanti dalla cristallizzazione del carbonato di calcio attorno a piccoli frammenti solidi che l'acqua mantiene in continuo movimento. I depositi chimici, coadiuvati dai depositi clastici, possono condurre alla totale occlusione della cavità, come sta avvenendo per esempio nella Galleria del Paradiso nella Grotta Nuova di Villanova. In questo modo possiamo osservare come gli stessi fenomeni che sono alla base della genesi e dell'evoluzione di queste morfologie ipogee, siano anche la causa dell'attenuazione del fenomeno carsico nella sua ininterrotta opera ciclica di trasformazione dell'ambiente terrestre. |