Fauna nella Grotta Nuova


La vita animale nelle grotte


Le cavità carsiche rappresentano il più importante - o almeno il più conosciuto in quanto direttamente accessibile all'uomo - di una serie di ambienti sotterranei accomunati da fattori abiotici, ed in particolare climatici, notevolmente stabili nel tempo.
Fra i principali ricordiamo la temperatura dell' aria, soggetta ad escursioni annue limitatissime, 1'umidità sempre molto elevata e la costante assenza di luce. Proprio quest'ultimo elemento rappresenta un fattore limitante di primaria importanza per la vita nelle grotte, impedendo la crescita degli organismi fotosintetizzanti (piante verdi) che sono alla base delle catene alimentari di superficie.
Una produzione di materia organica negli ambienti ipogei, seppur quantitativamente modesta, è tuttavia presente e si deve all' azione di batteri autotrofi, attivi soprattutto nel suolo argilloso.
La generale scarsità di risorse trofiche nel mondo sotterraneo determina una sostanziale dipendenza energetica dai più ricchi ambienti dalla superficie terrestre, che si verifica attraverso un flusso di materia organica, per lo più morta, che raggiunge il sottosuolo grazie all' azione, spesso combinata, della gravità terrestre, delle acque di percolazione e dell' attività di organismi che, pur avendo assunto le grotte a propria dimora, si nutrono in superficie.
Le comunità cavernicole presentano, di conseguenza, se confrontante con gli ambienti superficiali, una relativa povertà faunistica che si manifesta in termini numerici (poche specie presenti in limitato numero di individui) ed in una semplicità degli ecosistemi, in cui figurano esclusivamente elementi limivori, saprofagi e carnivori.
Caratteristica degli animali cavernicoli, è quella di avere sviluppato una serie di importanti modificazioni adattative all' ambiente.
Le più appariscenti sono senz' altro quelle di tipo morfologico, riscontrabili dall' attenta osservazione degli organismi raccolti in grotta e dal confronto con le specie affini (quando esistono) viventi in superficie.
Si tratta di fenomeni di depigmentazione e riduzione dello spessore dei tegumenti, della scomparsa degli occhi (anoftalmia) e delle ali (atterismo, riscontrabile negli insetti appartenenti agli ordini più evoluti), di un sensibile allungamento delle appendici e sviluppo di strutture sensoriali che permettono di attendere in maniera adeguata alle attività necessarie alla sopravvivenza dei singoli esemplari (localizzazione del cibo, possibilità di sfuggire ai potenziali predatori, ecc.) e della specie (ricerca del partner e del sito di riproduzione, svolgimento di eventuali cure parentali, ecc.).
Accanto agli adattamenti morfologici sono riscontrabili altrettanto complesse alterazioni fisiologiche, più difficilmente studiabili, che consistono in un rallentamento del metabolismo, con allungamento della vita degli organismi, nella produzione di uova in minor numero, ma di maggiori dimensioni (nelle specie di coleotteri più evolute si può arrivare alla deposizione di un singolo enorme uovo ricchissimo di vitello, che costituisce una riserva alimentare sufficiente per tutto lo sviluppo larvale), nella riduzione del numero degli stadi giovanili accompagnata da un notevole allungamento della durata degli stessi.
L' acquisizione di questi straordinari adattamenti avviene in tempi molto lunghi ed il grado di specializzazione alla vita sotterranea è legato alla storia della colonizzazione dell' ambiente ipogeo da parte delle diverse specie, e soprattutto alla sua durata.
E' infatti opinione diffusa tra gli studiosi di biospeleologia che la penetrazione nel sottosuolo dei progenitori degli attuali abitatori delle grotte non sia avvenuta in un singolo momento, ma che, al contrario, il fenomeno si sia verificato a più riprese e che 1' evoluzio ne degli animali cavernicoli sia stata favorita, se non determinata, da radicali mutamenti del clima che hanno trasformato gli ambienti di superficie.
Per tale motivo, esaminando la totalità del popolamento di una grotta, potremo normalmente riconoscere 1'esistenza di organismi diversamente specializzati, assieme ad altri che non presentano evidenti adattamenti all' ambiente ipogeo.
Non è detto, infatti, che tutte le specie rinvenibili nelle cavità sotterranee abbiano alle loro spalle una storia di vita ipogea; in molti casi la presenza di animali nelle grotte può essere casuale o comunque non esclusiva, come accade per molte specie viventi pure nel suolo e che si possono considerare preadattate alla vita sotterranea.
Per definire i rapporti che legano gli organismi alle grotte sono state elaborate diverse classificazioni ecologiche, la più semplice delle quali prevede tre categorie di cavernicoli (troglobi, troglofili e troglosseni) e ricalca, con limitate modifiche, la classificazione proposta dal naturalista austriaco Schiner nel lontano 1854, agli albori delle ricerche biospeleologiche.
I troglobi sono rappresentati dagli organismi più specializzati, che, come si è visto, hanno colonizzato da lungo tempo 1' ambiente sotterraneo e vi si sono adattati in maniera così profonda da essere incapaci di vivere in superficie.
La categoria dei troglofili comprende invece specie che svolgono il loro ciclo vitale nelle grotte, senza tuttavia possedere gli straordinari adattamenti dei troglobi; la maggior parte di esse non è esclusiva delle cavità ipogee, ma si può rinvenire all' esterno, in ambienti le cui caratteristiche micro-climatiche ' sono simili a quelle delle grotte (sotto sassi e nella lettiera dei boschi, presso il fronte dei nevai, ecc.).
Vengono infine considerati troglosseni tutti gli organismi di superficie che per i motivi più vari, spesso indipendenti dalla loro volontà, penetrano nel sottosuolo, dove possono sopravvivere solo per breve tempo.



Le specie animali della Grotta Nuova


Anophthalmus Fabbrii - Coleottero - Carabide - troglobio - predatore lungo poco più di 5 mm.

Ischyropsalis Muellneri- Opilionide - troglobio - grande predatore (raggiunge gli 8 cm. a zampe distese) dotato di formidabili cheliceri.

Monolistra Coeca Julia- Isopode - Sphaeroma - stigobio - supera il cm di lunghezza e si rinviene frequentemente nei piccoli rivoli d'acqua e nei torrenti, ove trascorre il tempo muovendosi lentamente e filtrando con l'apparato boccale appositamente conformato le piccole particelle di detrito di cui si nutre. E' caratterizzata dalla capacità di appallottolarsi per sfuggire ai predatori.

Neobisium- Pseudoscorpione - troglobio - lungo circa 5 mm. (appendici escluse). Potrebbe appartenere ad una specie inedita.



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